Ritiro di meditazione: cosa ho fatto e cosa ho imparato

Quest'estate ho scelto di dedicarmi una settimana intera e di partire per un ritiro intensivo di meditazione; l'esperienza è stata incredibile: bella, anche se, in alcuni momenti, difficile. Tuttavia, la soddisfazione di arrivare alla fine è stata impagabile. In questo post voglio raccontarti com'è andata questa esperienza.


La prima cosa che voglio condividere è che non avevo un'idea chiarissima di cosa sarebbe accaduto in questa settimana, mi ero semplicemente fidata di una persona cara e che stimo molto, che ci era già stata e ne era tornata entusiasta. Per me questo era sufficiente per decidere di andarci. Quindi senza programmare, esaminare, valutare, nulla per me è stato un "sì voglio andarci!".


Ti risparmio i dettagli del viaggio, andiamo al sodo: cosa facevo ogni giorno in questa settimana? La giornata iniziava alle 6.00 con la campana del piccolo campanile di un agriturismo disperso nelle colline toscane. Alle 6.30 c'era la prima meditazione di 45 minuti circa, seguita dallo yoga nella pineta nella quale facevamo il saluto al sole mentre contemplavamo il suo sorgere e assorbivamo tutta la sua energia.

Alle 8.00 colazione, dopodiché nuova meditazione. Dopo la meditazione passeggiata consapevole nel bosco e poi ancora meditazione. Alle 11.30 -12.00 circa si pranzava, alle 13.00 momento di scambio e apprendimento con la saggezza dei nostri organizzatori, dopodiché meditazione. A seguire attività di danza e poi una merenda leggera. Dopo la merenda era il momento dei lavori: a turno si pulivano gli spazi, si preparava il pane, si tagliavano le verdure per la cena, si raccoglieva la legna per il fuoco, si lavavano i piatti. Il tutto fatto con estrema consapevolezza e silenzio. Dopo i lavori domestici, si andava nel bosco e si svolgevano diversi esercizi di risveglio energetico e di altro genere. Al ritorno si cenava e dopo cena si meditava ancora. La giornata si concludeva con un falò nel quale ciascuno era libero di raccontare il proprio vissuto.


Detto così sembra facile, ma per noi abituati a controllare e pianificare tutto, vivere senza orologio (i ritmi venivano scanditi dalla campana che ci chiamava per ogni attività) e senza telefono, totalmente fuori dal mondo, non è facile. Non lo è nemmeno convivere con persone che non conosci e dividere la stanza, il bagno e le faccende domestiche. Ma forse la cosa più complessa era il silenzio.


Ciascun partecipante era incoraggiato a mantenere il silenzio, salvo durante i momenti specifici di condivisione. Non ci si aggregava per raccontarsi la giornata, per chiedere consiglio, per commentare o giudicare, semplicemente si viveva nel flusso delle emozioni e di ciò che accadeva, abbandonandosi con fiducia allo scorrere del tempo e alle attività proposte.


In queste giornate di meditazione e silenzio assoluto ho davvero compreso come la parola porti la mente a mettersi in moto con i pensieri, i giudizi, i pregiudizi, le opinioni. Se non puoi dire, condividere o commentare nulla, se ti concentri sul silenzio, su te stesso, sul tuo spazio interiore la mente tace. Magicamente ho dimenticato tutto quello che avevo lasciato fuori da quel luogo incantato: il lavoro, i problemi familiari, le discussioni e le paure sulla situazione italiana e globale. Questa esperienza mi ha confermato come tutto sia una forma di pensiero e di come quel pensiero possa condizionare la nostra salute, il nostro stato d'animo, e più in generale la nostra vita.


Una delle regole d'oro del ritiro era il non-giudizio. Per la prima volta mi sono sentita di poter essere e fare tutto ciò che volevo spontaneamente senza temere il giudizio altrui, di potermi vestire come volevo, di poter scegliere di essere arruffata al mattino con gli occhi gonfi dal sonno, di non dovermi coprire le occhiaie come faccio sempre, di poter camminare senza aver fretta e senza dover raggiungere una meta, di poter danzare liberamente anche se non so farlo, di poter esprimere il mio pensiero (nelle occasioni di condivisione) senza essere giudicata per ciò che sono e penso. Il non giudizio ha avuto come stupenda conseguenza la condivisione assoluta di un'esperienza incredibilmente consapevole fatta di gioie e dolori, di momenti facili e di momenti difficili, instaurando un legame tra i partecipanti che posso definire con una sola parola: AMORE. Un amore assoluto e sincero, figlio di un'onesta apertura e unione, un sentimento che dovrebbe unire ciascun essere umano ai suoi simili e che è sorprendente come possa nascere tra persone che dell'altro conoscono solo il nome e niente più.


In tutto questo non sono mancati momenti di crisi: stare da soli con se stessi senza nessuna distrazione fa emergere tutta la polvere che avevi nascosto sotto il tappeto e, quando questa viene fuori, sei totalmente solo. Non puoi chiamare gli amici, non puoi chiedere consiglio a nessuno (anche se gli organizzatori, Giacomo e Monica erano sempre a nostra disposizione con straordinario impegno e dedizione). E per me questo è stato difficile per i primi giorni, poi ho compreso che stavo resistendo alle mie emozioni e ad alcune situazioni e che la resistenza mi stava consumando, così ho lasciato andare e da lì la strada è stata un flusso incredibile di gioia e amore.


Questa esperienza mi ha insegnato ancora una volta che:

- la mente è la fonte di tutti i nostri problemi;

- il silenzio è oro;

- quando hai un problema non devi correre a cercare conforto o soluzioni fuori di te, ma devi prima guardarti dentro dove troverai tutte le risorse necessarie per affrontarlo (poi, se vuoi ,puoi anche chiedere aiuto, ma prima stai con te stesso, questo ti aiuterà a crescere);

- la resistenza alle emozioni, alle situazioni spiacevoli e ai problemi ci sfianca e ci consuma, la chiave è sempre accettare e lasciare andare.


Consiglio a chiunque di ritagliarsi del tempo per un ritiro di meditazione una o più volte l'anno, possono essere anche solo 2-3 giorni. Sono sempre più motivata a farlo anche stando a casa, semplicemente restando con me stessa in silenzio e chiudendo le porte al mondo per il tempo che ritengo necessario.








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