Siamo pazzi a indossarlo!

Come diventare consumatori più consapevoli più cambiare la nostra vita.

Di recente ho letto un libro molto interessante scritto da Elizabeth L. Cline intitolato Siete pazzi a indossarlo. Sono sicura che potrebbe interessarti e spero possa rendere sempre più persone consapevoli del modo in cui acquistano capi di abbigliamento.


L’autrice, ex consumatrice di moda a bassissimo prezzo, parte dal suo armadio stipato di abiti spesso mai usati o logori dopo il primo lavaggio, per compiere un’indagine mondiale sull’industria della moda a basso costo e sulle conseguenze ambientali, sociali, economiche e sulle implicazioni psicologiche di questo fenomeno.

Voglio farti un riassunto per punti di quello che mi ha colpito leggendo il libro (così se non hai tempo di leggerlo, puoi comunque trovare qualche spunto interessante 😀:


- Come consumatori siamo intrappolati in un ciclo di consumo e spreco inquietante che ci rende insoddisfatti: compriamo prodotti di bassa qualità per poi sentire il bisogno di comprare di nuovo iniziando un circolo vizioso.


- La ricerca esasperata del capo all’ultima moda, ha un impatto psicologico negativo rendendoci schiavi del nostro guardaroba. La rincorsa all'acquisto produce compulsività, stress e perdita di personalità e stile.


- I nostri vestiti potrebbero avere un significato e longevità se stabilissimo un rapporto con quello che indossiamo invece di rincorrere le ultime tendenze.


- Una volta ci prendevamo cura dei nostri capi che ci accompagnavano per tutta la vita. Li scambiavamo, riparavamo, li passavamo ai fratelli minori, ai cugini più piccoli, agli amici, ai figli e diventavano così un’occasione per creare delle relazioni umane.


- I nostri vestiti hanno un significato sociale oltre che un’implicazione sociale: più è basso il prezzo di quello che acquistiamo, meno è pagato chi lo produce e peggiori sono le sue condizioni lavorative.


- Gli abiti a basso costo hanno un impatto ambientale devastante. Sono prodotti con materiali sintetici e inquinanti (attualmente il poliestere costituisce più del 40% delle fibre tessili prodotte nel mondo e la sua produzione è quasi raddoppiata negli ultimi 15 anni), le fasi di produzione (tintura e stampa in particolare, per la pelle la concia) danneggiano fortemente l’ambiente (la maggior parte delle fibre è trattata con sostanze chimiche per renderle più morbide, resistenti, non stropicciabili). Inoltre, dal momento che la loro durata è limitata, diventano velocemente spazzatura.


- L’impatto ambientale della produzione di vestiti è sottostimato. Anche la plastica si può riciclare, ma produrla inquina l’ambiente. La metà del nostro guardaroba è fatta di plastica: il poliestere deriva dalla plastica. Inoltre, le mischie poliestere-viscosa, lana-nylon (cioè tessuti composti da diverse fibre non tutte 100% vegetali) non sono riciclabili.


- La coltivazione del cotone richiede l’uso di 10.000 tonnellate di diserbanti l’anno. L’industria tessile utilizza ogni anno 145 milioni di tonnellate di carbone e 7/8 trilioni di litri di acqua.


- In media, ogni anno, un americano butta via 31 kg di vestiti che potrebbero essere riciclati e riutilizzati.


- Una donna americana possiede in media 7 paia di jeans ma ne usa solo 4.


- Non sono le grandi aziende le uniche responsabili delle conseguenze sociali e ambientali della moda a basso prezzo, noi per primi dobbiamo essere consapevoli delle nostre azioni: dobbiamo investire in capi più duraturi mettendo al primo posto la qualità e non la quantità.

Vorrei chiarire che lo scopo del libro, e di questo articolo, non è quello di dirti che non devi più acquistare nulla e fare una vita di stenti (io per prima amo gli abiti e la moda), ma è quello di aiutarti a essere un consumatore di moda più consapevole. Per questo, voglio condividere con te i tre principi che l’autrice consiglia di applicare per poterci regalare il piacere di acquistare e indossare qualcosa per noi che ci faccia sentire appagati e desiderabili:


1. Compra vestiti che ti piacciono davvero.


2. Non comprare troppo (l’autrice suggerisce di attendere una settimana prima di acquistare qualcosa che ci piace, spesso il desiderio si esaurisce in poche ore).


3. Sfrutta al massimo quello che indossi (modifica, ripara, dai libero sfogo alla creatività).


Da quando mi sono interessata all’argomento, ho scoperto diverse persone che si divertono a creare dei #capsulewardrobe o dei #minimalistwardrobe, ti consiglio di seguire questi hashtag su Instagram o di seguire il profilo di minimalistwardrobe, bemorewithless (di Courtney Carver l’ideatrice della #333challenge ossia vivere per 3 mesi con 33 capi di abbigliamento e accessori) o di madamezehn e scandinavianstylist, solo per citarne alcuni.


Tra i siti web interessanti, oltre a quelli legati ai profili Instagram suggeriti, ti consiglio:

http://refashionista.net/category/refashions/ Julian Owens ti mostra come ha riutilizzato, modificato, dato nuova vita a vecchi capi di abbigliamento.


http://refashionco-op.blogspot.com/ qui puoi trovare i lavori di chi ha riciclato e/o modificato vecchi capi.


https://www.theminimalists.com/ questa pagina non parla di moda, ma questi due ragazzi sono dei paladini del minimalismo e sono stati loro a ispirarmi verso la ricerca, tra le altre cose, di un guardaroba più essenziale e sostenibile. Ti consiglio anche la visione del loro documentario “Minimalismo”.


Spero di averti incuriosito e di averti fatto pensare, almeno per un momento, alla possibilità di essere un consumatore più consapevole. Acquistare meno, ci rende più creativi perché ci costringe ad “arrangiarci” con quello che abbiamo. Personalmente, cambiare in questo senso mi ha fatto sentire più leggera, padrona del mio denaro e del mio tempo e l’ho trovato anche divertente.


Buona lettura e buona creatività!




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